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Cosa può fare un’agenzia investigativa per un’azienda? Controlli sui dipendenti leciti e limiti di legge

Quando un'azienda può incaricare un'agenzia investigativa, quali controlli sui dipendenti sono leciti, cosa vieta lo Statuto dei lavoratori e quanto costa un'indagine aziendale.

Un’agenzia investigativa può svolgere per un’azienda controlli sui dipendenti finalizzati ad accertare comportamenti illeciti al di fuori della prestazione lavorativa: falsa malattia, abuso dei permessi della Legge 104, concorrenza sleale, violazione del patto di non concorrenza, doppio lavoro, infedeltà del dipendente. Non può invece controllare come il dipendente svolge il proprio lavoro né usare strumenti vietati dallo Statuto dei lavoratori. Le prove raccolte da un istituto autorizzato ex art. 134 T.U.L.P.S. sono utilizzabili per il licenziamento per giusta causa e nel giudizio che spesso segue.

In breve

  • Il datore di lavoro può incaricare un’agenzia investigativa per verificare condotte illecite del dipendente, non per controllare la prestazione durante l’orario di lavoro.
  • Lo Statuto dei lavoratori (L. 300/1970, artt. 2, 3 e 4) vieta la vigilanza occulta sull’attività lavorativa e i controlli a distanza non autorizzati.
  • I casi tipici: falsa malattia, permessi Legge 104, concorrenza sleale, doppio lavoro durante la malattia o i permessi.
  • Il costo si calcola a ore: tariffa media di 68,00 euro l’ora, da tariffario depositato presso la Prefettura di Torino.

Quando un’azienda può incaricare un’agenzia investigativa?

Un’azienda può incaricare un’agenzia investigativa quando ha un sospetto fondato che un dipendente stia commettendo un illecito che danneggia l’impresa o che costituisce violazione degli obblighi di fedeltà e correttezza (artt. 2104 e 2105 c.c.). La Corte di Cassazione, con orientamento costante (fra le altre, Cass. civ. sez. lav. n. 11697/2020), ritiene legittimo il ricorso ad agenzie investigative per accertare comportamenti del lavoratore estranei all’adempimento della prestazione, come lo svolgimento di altra attività durante la malattia.

Il presupposto è che il controllo riguardi la condotta illecita, non il rendimento. Verificare se un dipendente in malattia lavora da un concorrente è lecito; far pedinare un commerciale per vedere quante visite fa è vietato dall’art. 3 dello Statuto dei lavoratori, che impone di comunicare ai lavoratori nomi e mansioni del personale addetto alla vigilanza.

Quali controlli sui dipendenti sono leciti e quali vietati?

Controllo lecitoControllo vietato
Verificare che il dipendente in malattia non svolga attività incompatibili con la patologia o un secondo lavoroControllare orari, pause e produttività durante il turno tramite personale non comunicato ai lavoratori
Verificare che chi fruisce dei permessi Legge 104 assista effettivamente il familiareInstallare GPS o telecamere su mezzi e locali aziendali senza accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato (art. 4 Statuto)
Documentare l’attività per un concorrente o la violazione del patto di non concorrenzaAccedere a telefono, email personale o profili social privati del dipendente
Osservare e fotografare il dipendente in luoghi pubblici e aperti al pubblicoRiprendere il dipendente all’interno della sua abitazione o in luoghi privati
Ricerche su registri pubblici e fonti aperte (società intestate, attività parallele)Intercettare comunicazioni o acquisire dati bancari e sanitari

Le indagini difensive in senso stretto (controlli sui sistemi informatici aziendali dopo il sospetto di un illecito) seguono regole proprie e vanno impostate con il legale dell’azienda prima di qualsiasi accesso.

Quali sono i casi più frequenti nelle aziende?

Falsa malattia. Il dipendente certificato malato svolge un’altra attività, lavora in nero o compie azioni incompatibili con la patologia dichiarata. La prova utile è la documentazione fotografica e video, datata, di più giornate.

Abuso dei permessi Legge 104. Il dipendente utilizza i giorni di permesso per fini diversi dall’assistenza al familiare disabile. La Cassazione (ord. n. 13155/2026) conferma che l’uso dei permessi per esigenze personali estranee all’assistenza legittima il licenziamento.

Concorrenza sleale e patto di non concorrenza. Il dipendente, o l’ex dipendente vincolato da patto, lavora per un concorrente, costituisce una società parallela o sottrae clienti. L’indagine combina osservazione sul campo e ricerche su registri pubblici e fonti aperte.

Doppio lavoro e infedeltà. Il dipendente part-time o in permesso svolge un’attività non autorizzata, utilizza beni aziendali per fini propri o passa informazioni a terzi.

Come svolge l’indagine aziendale l’Agenzia Investigativa delle Alpi

L’Agenzia Investigativa delle Alpi, autorizzata dalla Prefettura di Torino ex art. 134 T.U.L.P.S. dal 1992, svolge l’indagine aziendale in tre fasi. Nel colloquio con un responsabile, coperto dal segreto professionale, si verifica che il sospetto rientri nei casi in cui il controllo è lecito e si definisce l’obiettivo da documentare;

L’attività sul campo è svolta da investigatori dipendenti dell’agenzia, registrati ex art. 134 T.U.L.P.S., con monitoraggio visivo statico (appostamento) e dinamico (pedinamento) in luoghi pubblici e aperti al pubblico, anche con strumentazione di localizzazione satellitare GPS nei casi previsti e autorizzati dal D.M. 269/2010, e con ricerche su registri pubblici e fonti aperte (OSINT) per individuare società, attività e collegamenti del dipendente. Al termine viene fornito il rapporto investigativo con cronologia, foto e video datati, strutturato per essere utilizzato nella contestazione disciplinare e nel successivo giudizio, eventualmente integrato dalla testimonianza degli investigatori che hanno svolto l’attività (chiamata a testi).

Quanto costa un’indagine aziendale?

Il costo si calcola a ore. L’Agenzia Investigativa delle Alpi applica il tariffario orario depositato presso la Prefettura di Torino, con una tariffa media di 68,00 euro l’ora, oltre al rimborso chilometrico di 1,40 euro al km per investigatore e all’eventuale strumentazione GPS, IVA esclusa. Un’indagine per falsa malattia richiede di norma più giornate di osservazione, perché un singolo episodio raramente basta a sostenere un licenziamento; il numero di giornate si definisce nel colloquio con il responsabile in base all’obiettivo e alla situazione del dipendente.

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Le prove raccolte valgono nel giudizio di lavoro?

Sì, se raccolte da un istituto autorizzato, in luoghi pubblici e per accertare condotte illecite estranee alla prestazione. Il rapporto investigativo con foto e video datati è prova documentale; gli investigatori dipendenti dell’agenzia possono essere chiamati a testimoniare su quanto hanno osservato. La giurisprudenza ha più volte confermato licenziamenti per giusta causa fondati su relazioni investigative, purché il controllo non riguardasse l’adempimento della prestazione e fosse giustificato da un sospetto concreto.

Per questo l’impostazione iniziale conta più della quantità di materiale: un controllo nato male, su un presupposto non lecito, compromette anche le prove corrette.

Richiesta di colloquio riservato

Per valutare se la situazione in azienda rientra nei casi in cui l’indagine è lecita e quante giornate di attività servono, il primo passo è il colloquio con un responsabile dell’Agenzia Investigativa delle Alpi, coperto dal segreto professionale. Può chiamare il numero indicato in questa pagina o inviare la richiesta di colloquio riservato indicando che si tratta di un’indagine aziendale: Sarà contattato dal responsabile più qualificato per questo tipo di attività.

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FAQ

Un’azienda può far pedinare un dipendente?

Sì, per accertare condotte illecite estranee alla prestazione lavorativa (falsa malattia, permessi Legge 104, concorrenza sleale), in luoghi pubblici e tramite un istituto autorizzato ex art. 134 T.U.L.P.S. Non può farlo per controllare come il dipendente svolge il lavoro.

Serve avvisare il dipendente o i sindacati?

No, per i controlli su condotte illecite svolti da un’agenzia investigativa fuori dall’attività lavorativa. L’avviso è richiesto per il personale di vigilanza interno (art. 3 Statuto) e l’accordo sindacale per gli strumenti di controllo a distanza installati dall’azienda (art. 4 Statuto).

Quante giornate di osservazione servono per la falsa malattia?

Di norma più di una: la giurisprudenza valuta la ripetizione e la gravità della condotta. Il numero si definisce nel colloquio con il responsabile in base alla situazione del dipendente e alla durata della malattia.

Quanto costa far controllare un dipendente?

Il costo si calcola a ore: tariffa media di 68,00 euro l’ora da tariffario depositato presso la Prefettura di Torino, oltre a 1,40 euro al km per investigatore ed eventuale GPS, IVA esclusa. Il preventivo scritto precede ogni attività.

Le foto scattate dall’investigatore sono utilizzabili per il licenziamento?

Sì, se scattate in luoghi pubblici o aperti al pubblico da un istituto autorizzato nell’ambito di un mandato investigativo. Entrano nel rapporto investigativo e possono essere confermate dalla testimonianza degli investigatori che hanno svolto l’attività.Aggiungi domanda