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Controllo dei Dipendenti

Controllo dei dipendenti: quando è legittimo, cosa dice la legge e il ruolo delle agenzie investigative in caso di sospetti illeciti in azienda.
controllo dipendenti

Controllo dei Dipendenti: quando il datore di lavoro può controllare i dipendenti? Definizione, normativa e limiti.

Il dibattito e le interpretazioni giuridiche sul controllo dei dipendenti sono sempre stati presenti. Il controllo del dipendente rappresenta un aspetto che coinvolge i diritti fondamentali sia in capo al datore di lavoro che al lavoratore. In questo articolo andremo ad approfondire quando è possibile effettuare controlli sul lavoratore dipendente e quali sono i limiti imposti dalla legge.

Controllo dei Dipendenti: Obblighi e diritti del Lavoratore e del Datore di Lavoro

In maniera sintetica si può stabilire che ai sensi dell’art. 2094 Codice Civile il lavoratore subordinato è colui che «si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore». Tale concetto viene ripreso e rafforzato all’interno dell’art. 2104, co. 2, Codice Civile che, confermando ulteriormente l’articolo 2094, stabilisce che il lavoratore subordinato deve «osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende». Pertanto la caratteristica fondamentale del lavoro subordinato è l’eterodeterminazione dell’attività cioè l’assoggettamento del lavoratore dipendente al datore di lavoro in relazione alla prestazione indicata nel contratto. Dal rapporto di lavoro nascono diritti e obblighi. I principali obblighi in capo al lavoratore dipendente sono quelli di buona fede e fedeltà e di diligenza nell’esecuzione della prestazione. Di contro il datore di lavoro è obbligato a corrispondere la retribuzione al dipendente e di impiegarlo nella mansione prevista dal contratto. 

Quando è possibile controllare i lavoratori dipendenti

Il datore di lavoro è legittimato a controllare l’operato del proprio dipendente con il limite però di non effettuare controlli lesivi dei diritti inviolabili e anche di controlli occulti. Occorre fare un passo indietro. La normativa originaria che disciplinava il controllo dei dipendenti era regolata dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (L.300/1970). Originariamente impediva il controllo dei dipendenti mediante impianti audiovisivi o qualsiasi altro strumento. Pertanto non permetteva di accertare l’esatta esecuzione della prestazione lavorativa. Ciò nonostante erano legittimi i controlli effettuati al fine di individuare eventuali comportamenti illeciti posti in essere dal lavoratore in danno al patrimonio aziendale. L’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori è stato riformato dal Jobs Act (D.Lgs. 151/2025) introducendo una disciplina che varia a seconda degli strumenti impiegati. Tale riforma stabilisce che gli impianti di videosorveglianza, fatto salvo quanto sopra esposto, possono essere impiegati anche per esigenze di tutela del patrimonio aziendale . Possono essere installati in presenza di un’ accordo sindacale.

Controllo dei Dipendenti: La tutela della Privacy

Il dipendente, oltre al diritto al rispetto della dignità umana, può contare anche sul diritto alla riservatezza. Sancito dalla Costituzione e nelle previsioni del Codice per la tutela dei diritti personali (D.lgs. 196/2003). I dati acquisiti possono essere utilizzati a patto che venga data al lavoratore informazione delle modalità d’uso e sempre nel rispetto del D.lgs. 196/2003.

Importanza dell’Agenzia Investigativa

Qualora i controlli siano effettuati al fine di accertare eventuali comportamenti illeciti non vi è una violazione della Privacy. Tali controlli possono essere effettuati da Agenzie Investigative così come riportato anche all’interno dell’articolo pubblicato sul sito altalex.com : “Con ordinanza del 14 marzo 2023, la Sezione II Lavoro del Tribunale di Roma ha affrontato il tema delle condizioni di legittimità dei controlli difensivi, svolti mediante investigatore privato, nell’ambito di un procedimento disciplinare terminato con il licenziamento del dipendente. Con l’ordinanza in commento, la Sezione II Lavoro del Tribunale di Roma si è espressa circa le legittimità del licenziamento disciplinare irrogato a seguito dell’accertamento, mediante intervento di un investigatore privato, di illeciti disciplinari commessi dal dipendente.

In particolare, il Tribunale di Roma afferma che il datore di lavoro, laddove sospetti la perpetrazione di illeciti, può attivare conseguenti controlli, anche mediante il ricorso ad agenzie di investigazione. Infatti, come ribadito dall’ordinanza in commento: “il divieto, per il datore di lavoro, di ricorrere a controlli eseguiti tramite agenzia di investigazione privata, è limitato alla verifica dell’adempimento o dell’inadempimento, da parte del lavoratore, della sua prestazione lavorativa come tale o delle sue modalità di esecuzione”, mentre è legittimo a seguito (anche del solo sospetto) di commissione di illeciti.” Leggi l’articolo completo clicca qui .

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