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Il Rapporto Investigativo

Scopri il valore legale della relazione investigativa: quando è ammessa come prova nel processo civile e quali elementi la rendono valida in giudizio.
Il Rapporto Investigativo

Validità delle prove raccolte da un investigatore privato

Prima di poter parlare del rapporto investigativo e analizzare la validità delle prove raccolte da un investigatore privato, è necessario specificare la normativa che regola il settore delle investigazioni e definire il ruolo dell’investigatore privato in Italia.

Chi è l’investigatore privato in Italia?

L’investigatore privato è un professionista in possesso di una licenza rilasciata dalla Prefettura di appartenenza. Tale licenza può essere richiesta e ottenuta solo in presenza di determinati requisiti, stabiliti dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) e dal Decreto del Ministero dell’Interno n. 269 del 1° dicembre 2010.

Il combinato disposto degli articoli 11 e 134 del TULPS prevede che chiunque richieda la licenza non debba avere condanne per delitti non colposi e non debba essere sottoposto a misure di prevenzione.

Il ruolo dell’investigatore privato nel processo civile

Come specificato, in Italia un investigatore privato può svolgere indagini solo se in possesso della licenza. Al termine delle indagini, viene redatta una Relazione Investigativa, che ha valore probatorio davanti al giudice competente. Il Rapporto Investigativo è un documento essenziale, il cui scopo è documentare l’attività investigativa svolta e le prove acquisite.

Le prove raccolte da un investigatore privato nell’ambito del processo civile rientrano tra le cosiddette prove “atipiche”. A differenza del processo penale, il processo civile non prevede che le parti possano fornire prove non espressamente indicate dal legislatore. Tuttavia, la dottrina ha esteso la producibilità delle prove atipiche anche nel processo civile, come già previsto in sede penale.

A conferma di ciò, il Tribunale di Milano ha sancito la natura di prova atipica del Report Investigativo, specificando che tale report può avere piena efficacia probatoria. Il suo contenuto può essere acquisito nel procedimento mediante “prova orale”, ovvero attraverso la chiamata a testi dell’investigatore, che potrà riferire gli elementi rilevati durante lo svolgimento delle indagini.

Il valore probatorio del Rapporto Investigativo: il parere della Corte di Cassazione

Anche la Corte di Cassazione si è espressa in merito. Di seguito indiciamo alcune sentenze relative alla validità delle prove raccolte dagli Istituti di Investigazione Privata.

Corte di Cassazione, sezione civile, sentenza n 11516 del 23 maggio 2014

In sede di separazione personale giudiziale, il marito richiede che la separazione avvenga a carico della moglie, a sostenere la sua tesi vi erano numerose prove dell’avvenuto adulterio che la moglie aveva consumato già mesi precedenti la separazione. La Corte di Appello, accetta questa tesi, e revoca l’assegno di mantenimento alla moglie. Le prove che il marito aveva portato in giudizio, sono da ritenersi determinanti per la responsabilità adulterina della moglie. Infatti le prove hanno consentito che, in ambito giudiziale, sia stato possibile ricostruire effettivamente la violazione del dovere di fedeltà del coniuge. In seguito a questa conclusione la moglie, presentò ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando in particolare la non utilizzabilità delle prove investigative. La Cassazione, rigetta questo ricorso affermando cosi la piena liceità dell’utilizzo delle relazioni investigative.

Corte di Cassazione , sezione lavoro, sentenza n. 17133 del 16 Agosto 2013

Con questa sentenza la Corte ha stabilito che il datore di lavoro può legittimamente rivolgersi ad una agenzia investigativa per verificare le condotte dei propri dipendenti, se vi è il sospetto che tali condotte possano influenzare in maniera negativa l’adempimento della prestazione. Nel caso concreto i giudici hanno esaminato il ricorso di un uomo, che è stato licenziato in seguito al fatto di avere simulato fraudolentemente il suo stato di malattia. Il lavoratore aveva impugnato il licenziamento, lamentando la violazione di alcuni articoli dello Statuto dei Lavoratori, in quanto la datrice di lavoro aveva utilizzato un’agenzia investigativa per accertare l’attendibilità della certificazione medica. La Corte ritiene più che fondato l’utilizzo di un’agenzia investigativa, ben potendo il datore di lavoro decidere autonomamente come e quando compiere il controllo, essendo il prestatore d’opera tenuto ad operare diligentemente per tutto il corso del rapporto di lavoro.

Il Valore Probatorio della Relazione Investigativa

All’interno della relazione investigativa viene indicato lo svolgimento dell’attività di indagine. Il report contiene anche prove fotografiche e video. Inoltre sono indicati i nominativi dei dipendenti che hanno effettuato l’attività per una eventuale chiamata in qualità di testimoni in giudizio presso il tribunale competente.

Agenzia Investigativa delle Alpi dal 1992 è specializzata nelle Indagini ad Alto Livello in ambito Privato, Aziendale e Informatico. Tutte le prove emerse hanno validità in sede di giudizio.

Il Rapporto Investigativo: Risposte alle Domande Frequenti

Cos’è esattamente un rapporto investigativo e qual è il suo scopo principale?

Il rapporto investigativo, o relazione investigativa, è il documento conclusivo che viene redatto da un investigatore privato al termine di un’indagine. Il suo scopo principale è quello di presentare in modo chiaro, strutturato e oggettivo i risultati dell’attività svolta, raccogliendo tutte le prove e le informazioni emerse. È uno strumento fondamentale destinato a essere utilizzato in sede legale per dimostrare un fatto o far valere un diritto.

Un rapporto investigativo redatto da un’agenzia privata ha sempre valore legale in un processo?

Sì, purché sia redatto da un investigatore privato in possesso di una regolare licenza rilasciata dalla Prefettura. La giurisprudenza, inclusa la Corte di Cassazione, riconosce il valore probatorio di tale documento. Le prove in esso contenute sono considerate “prove atipiche” e il rapporto può essere utilizzato dal giudice per formare il proprio convincimento, inoltre l’investigatore può essere chiamato a testimoniare sui fatti che ha accertato personalmente.

In quali tipi di controversie legali è più utile presentare un rapporto investigativo?

Il suo utilizzo è molto vasto. In ambito civile e di diritto di famiglia, è spesso decisivo nelle cause di separazione e divorzio (per provare l’infedeltà o comportamenti contrari ai doveri coniugali) o per l’affidamento dei minori. In ambito aziendale, serve a documentare casi di assenteismo, finta malattia, concorrenza sleale o violazione del patto di non concorrenza da parte di dipendenti o soci. Può essere usato anche nel penale, come parte delle indagini difensive.

Come garantite che tutte le prove inserite nel rapporto siano state raccolte nel pieno rispetto della legge?

Questa è la nostra massima priorità. Ogni attività investigativa svolta dall’Agenzia Investigativa delle Alpi si attiene scrupolosamente alle normative vigenti, in particolare quelle sulla privacy (GDPR). Ogni prova, che sia una foto o un’informazione, viene raccolta con metodi leciti per garantirne la piena utilizzabilità in sede di giudizio. Questo approccio protegge il cliente da ogni possibile contestazione sulla legalità dell’indagine.

Quali tecnologie specifiche utilizza l’Agenzia Investigativa delle Alpi per assemblare e presentare le prove all’interno dei suoi rapporti?

Per garantire la massima chiarezza ed efficacia, l’Agenzia Investigativa delle Alpi integra tecnologie avanzate nella stesura dei report. Utilizziamo software di mappatura geospaziale per visualizzare spostamenti e luoghi di interesse, piattaforme sicure per la trasmissione digitale del report al cliente e ai suoi legali, e strumenti per l’acquisizione certificata di prove web che ne garantiscono data certa e immodificabilità. L’obiettivo è rendere il report non solo un testo, ma un dossier multimediale e interattivo.

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