Leader da 34 Anni nelle Investigazioni in Italia

Da 34 anni Siamo Leader nelle Investigazioni a Torino Ecco perché il Nostro Nome lo Conoscono Tutti Agenzia Investigativa Delle Alpi

Chiama Ora - Per una Consulenza Investigativa Telefonica

Il Licenziamento per Giusta Causa – La Guida Definitiva

In questo articolo, redatto da Agenzia Investigativa delle Alpi, affrontiamo il tema del licenziamento per giusta causa nella sua interezza: definizione giuridica, differenze con il giustificato motivo soggettivo, principali cause, procedura disciplinare da seguire e il ruolo che un'agenzia investigativa può svolgere nella raccolta di prove valide in sede di giudizio.
Il licenziamento per giusta causa

In questa guida affrontiamo il tema del licenziamento per giusta causa nella sua interezza: definizione giuridica, differenza con il giustificato motivo, principali motivi ed esempi riconosciuti dalla giurisprudenza, procedura disciplinare da rispettare, regime del preavviso, cosa spetta al lavoratore e il ruolo che un’agenzia investigativa può svolgere nella raccolta di prove valide in giudizio.

Cos’è il Licenziamento per Giusta Causa?

Il licenziamento per giusta causa è lo strumento a cui può ricorrere il datore di lavoro in risposta a comportamenti gravemente scorretti posti in essere dal lavoratore. Esso si verifica in presenza di condotte talmente gravi da minare irreversibilmente il rapporto di fiducia e da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto lavorativo, anche in via temporanea.

Il fondamento normativo è costituito dall’art. 2119 del Codice Civile, il quale stabilisce che ciascuno dei contraenti possa recedere dal contratto prima della scadenza del termine — o, in caso di contratto a tempo indeterminato, senza obbligo di preavviso — qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Pertanto, il licenziamento per giusta causa produce effetti immediati: il rapporto di lavoro si risolve contestualmente alla notifica del provvedimento, senza che al lavoratore spetti alcuna indennità sostitutiva del preavviso.

Perché si parla di licenziamento “in tronco”

L’espressione “licenziamento in tronco” è il modo colloquiale con cui si indica proprio il licenziamento per giusta causa: poiché la gravità della condotta non consente di proseguire neppure durante il periodo di preavviso, il rapporto si interrompe immediatamente, “di netto”. È quindi un sinonimo pratico di licenziamento per giusta causa, che ne sottolinea il carattere immediato e senza preavviso.

Licenziamento per Giusta Causa e Giustificato Motivo Soggettivo: le differenze

Va specificato come il licenziamento per giusta causa sia uno strumento distinto rispetto al licenziamento per giustificato motivo di tipo soggettivo. Entrambi scaturiscono da un inadempimento dei doveri contrattuali del lavoratore — come nel caso di negligenza nell’espletamento delle proprie funzioni, scarso rendimento o comportamenti lesivi degli interessi aziendali — e in entrambi i casi viene meno il rapporto di fiducia tra le parti.
La differenza sostanziale risiede nella gravità del comportamento assunto dal lavoratore. Nel licenziamento per giusta causa, la condotta è di tale entità da non consentire la prosecuzione neppure temporanea del rapporto: il datore di lavoro può quindi procedere con effetto immediato, senza obbligo di preavviso. Nel licenziamento per giustificato motivo soggettivo, invece, la risoluzione del rapporto non è immediata e al lavoratore spetta il periodo di preavviso contrattualmente previsto, durante il quale il rapporto prosegue regolarmente.

Motivi di Licenziamento per Giusta Causa

Sono varie le casistiche che rientrano all’interno della fattispecie del licenziamento per giusta causa. Di seguito le principali categorie di comportamento che la giurisprudenza e i contratti collettivi nazionali di lavoro riconoscono come idonee a giustificare il provvedimento espulsivo immediato.

Falsa Malattia e Falso Infortunio

Ricorrenti sono i casi di false malattie, utilizzate dal lavoratore come pretesto per non recarsi sul posto di lavoro. Anche atteggiamenti che ritardino il rapido rientro da una malattia sono sanzionabili e possono determinare il licenziamento per giusta causa. Tra i comportamenti più gravi vi è quello del lavoratore in malattia che svolga contemporaneamente prestazioni lavorative per terzi, in palese contraddizione con le necessità di salute dichiarate. Analoghe considerazioni valgono per il falso infortunio sul lavoro, fattispecie in crescita che espone l’azienda a danni economici diretti e all’alterazione dei dati relativi alla sicurezza aziendale.

Utilizzo Illegittimo dei Permessi ex Legge 104/92

Le indagini per abuso dei permessi 104/92 sono finalizzate ad accertare eventuali comportamenti fraudolenti posti in essere dal lavoratore nell’utilizzo di tali permessi retribuiti. Il licenziamento per giusta causa può sopravvenire nei confronti di chi, utilizzando come pretesto l’assistenza a un familiare disabile, non stia effettivamente prestandogli il sostegno previsto dalla legge, impiegando invece il tempo libero per finalità del tutto estranee all’assistenza.

Assenteismo Ingiustificato e Finte Timbrature

L’esempio tipico di licenziamento per giusta causa è quello per assenteismo ingiustificato. In questa categoria rientrano anche le cosiddette finte timbrature — condotta spesso agli onori delle cronache giudiziarie — mediante le quali il lavoratore registra falsamente la propria presenza in azienda, provocando significativi cali di produttività e danni patrimoniali all’impresa.

Violazione dell’Obbligo di Fedeltà e Concorrenza Sleale

L’art. 2105 del Codice Civile stabilisce l’obbligo di fedeltà del lavoratore, il quale deve astenersi dal trattare affari in conto proprio o di terzi in concorrenza con l’impresa datrice di lavoro. La violazione di tale obbligo — che si concretizza, ad esempio, nell’avviare un’attività concorrente o nel trasferire know-how e clientela a un competitor — costituisce una delle cause più gravi di licenziamento per giusta causa e può dar luogo ad azioni risarcitorie ulteriori. Approfondisci il tema delle indagini per concorrenza sleale.

Furto, Appropriazione Indebita e Danni Patrimoniali

Il licenziamento per giusta causa può essere successivo a furti, sottrazioni di beni aziendali o atti di vandalismo nei confronti del patrimonio dell’impresa. Analogamente, rientrano in questa categoria la divulgazione non autorizzata di segreti aziendali e la violazione della riservatezza su dati e informazioni commercialmente sensibili. Approfondisci il tema del licenziamento per furto in azienda.

Insubordinazione e Comportamento Scorretto

Il rifiuto ingiustificato del lavoratore di eseguire i compiti assegnatigli, o di trasferirsi in un’altra filiale della medesima società qualora ciò rientrasse tra le legittime esigenze aziendali, può integrare gli estremi della giusta causa. Atti di violenza, insubordinazione nei confronti dei superiori e diffamazione dell’azienda o dei suoi prodotti sono parimenti riconosciuti dalla giurisprudenza come cause legittimanti il licenziamento immediato.

La procedura del licenziamento disciplinare per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa rientra nella categoria del licenziamento disciplinare, il che significa che il datore di lavoro è tenuto a rispettare una precisa procedura prima di poter procedere con il provvedimento espulsivo. Il mancato rispetto di tale iter può comportare l’illegittimità del licenziamento, con conseguente rischio di reintegro del lavoratore o corresponsione di un indennizzo.


La procedura si articola nelle seguenti fasi. In primo luogo, il datore di lavoro deve notificare al lavoratore una contestazione disciplinare scritta, nella quale vengono esposti in modo specifico i fatti addebitati. Tale contestazione deve essere tempestiva, in conformità al principio di immediatezza che la giurisprudenza richiede in materia di giusta causa. Successivamente, il lavoratore deve essere messo nelle condizioni di presentare le proprie giustificazioni entro un termine non inferiore a cinque giorni dalla ricezione della contestazione. Solo dopo aver valutato le difese del dipendente — o in assenza di risposta entro il termine — il datore di lavoro può notificare il provvedimento di licenziamento in forma scritta, con chiara indicazione dei motivi. Quest’ultimo atto, ai sensi dell’art. 2124 del Codice Civile, deve pervenire al lavoratore con modalità che ne garantiscano la conoscenza effettiva.

indagini aziendali

Preavviso e indennità nel licenziamento per giusta causa

Una delle domande più frequenti riguarda il preavviso. La risposta è netta: nel licenziamento per giusta causa non spetta il preavviso, perché la gravità della condotta non consente la prosecuzione neppure temporanea del rapporto. Il rapporto si interrompe immediatamente e il datore di lavoro non è tenuto a corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso.

È questa la differenza pratica più evidente rispetto al licenziamento per giustificato motivo (soggettivo o oggettivo), nel quale il preavviso — o la relativa indennità sostitutiva — è invece dovuto. Va precisato che la legittimità del mancato preavviso dipende dalla effettiva sussistenza della giusta causa: se in giudizio il licenziamento viene riqualificato o ritenuto illegittimo, il lavoratore può vedersi riconosciuta l’indennità di mancato preavviso oltre alle ulteriori tutele.

Cosa spetta al lavoratore licenziato per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa non priva il lavoratore di tutto. In sintesi:

  • TFR: spetta sempre. Il Trattamento di Fine Rapporto matura durante l’intero rapporto ed è dovuto a prescindere dalla causa di cessazione, anche in caso di giusta causa.
  • NASpI: in linea generale spetta. La perdita dell’impiego è considerata involontaria dal punto di vista previdenziale, per cui il licenziamento per giusta causa non esclude di per sé il diritto alla NASpI, fermi i requisiti contributivi e lavorativi previsti dall’INPS.
  • Indennità sostitutiva del preavviso: non spetta, proprio perché il rapporto si risolve con effetto immediato.
  • Ratei maturati (ferie non godute, tredicesima, mensilità in corso): spettano secondo le ordinarie regole.

In altri termini, ciò che il lavoratore “perde” rispetto a una cessazione ordinaria è essenzialmente il periodo (o l’indennità) di preavviso.

L’onere della prova: perché servono prove solide

Nel contenzioso sul licenziamento per giusta causa l’onere della prova grava sul datore di lavoro: è l’azienda a dover dimostrare la sussistenza e la gravità dei fatti addebitati. È il punto in cui molti provvedimenti, pur fondati nel merito, cadono in giudizio: il comportamento c’era, ma non era documentato in modo opponibile.

Per questo, prima di avviare la procedura disciplinare, è decisivo disporre di prove lecite, oggettive e raccolte nel rispetto delle norme. Affermare che un dipendente abusa dei permessi o simula la malattia non basta: occorre documentarlo.

Esempio di Licenziamento per Giusta Causa: una Sentenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha nel tempo definito in modo preciso i confini della giusta causa, fornendo utili parametri interpretativi ai datori di lavoro.

Con la Sentenza n. 11516 del 24 luglio 2003, la Cassazione ha sancito che l’inadempimento punibile con il licenziamento per giusta causa deve essere talmente grave che ogni altra sanzione risulterebbe insufficiente a difendere i diritti dell’azienda e del datore di lavoro, precisando che a quest’ultimo non può essere imposto il mero trasferimento del lavoratore ad altra mansione (Cass. n. 244/1989).


Un esempio pratico e frequentemente ricorrente è quello esaminato dalla Sentenza della Corte di Cassazione n. 16196 del 2009. In tale pronuncia, il dipendente — tenuto a spostarsi per ragioni di servizio — aveva sistematicamente richiesto rimborsi chilometrici superiori a quelli realmente effettuati, richiedendo altresì il rimborso di spese non sostenute. La Corte ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa comminato dal datore di lavoro, confermando altresì la liceità del ricorso a un’agenzia investigativa per accertare l’adempimento delle prestazioni del dipendente: il pedinamento, in tale contesto, non viola la privacy del lavoratore, in quanto il controllo è finalizzato a verificarne la correttezza nell’espletamento dell’attività lavorativa.

Indagini per Licenziamento per Giusta Causa: il Ruolo dell’Agenzia Investigativa

Affinché il licenziamento per giusta causa sia pienamente fondato e resistente a eventuali impugnazioni in sede giudiziaria, è indispensabile che i comportamenti del lavoratore siano comprovati da prove lecite, acquisite nel rispetto delle norme vigenti. È in questo contesto che il datore di lavoro può avvalersi di un’agenzia investigativa autorizzata.
Agenzia Investigativa delle Alpi dal 1992 svolge indagini per aziende in tutta Italia, supportando i datori di lavoro nella raccolta di prove valide e producibili in sede di giudizio. L’attività investigativa viene strutturata tenendo sempre in considerazione l’obiettivo specifico del cliente e la natura dei comportamenti da accertare.
Gli strumenti investigativi impiegati comprendono:

Al termine dell’attività investigativa viene redatto un Rapporto Investigativo producibile in sede di giudizio, corredato di prove fotografiche e filmati. Qualora il giudice lo ritenga necessario, gli investigatori che hanno svolto le indagini possono essere chiamati a testimoniare avanti al tribunale competente, descrivendo e attestando i comportamenti accertati.

Dimissioni per giusta causa del lavoratore: quando è il dipendente a recedere

Attenzione a non confondere il licenziamento per giusta causa con le dimissioni per giusta causa. Tale ipostesi speculare in cui è il lavoratore a recedere immediatamente dal rapporto a fronte di un grave inadempimento del datore di lavoro. Come ad esempio il mancato pagamento della retribuzione, il demansionamento, molestie o mobbing.

La differenza pratica è rilevante: chi rassegna dimissioni per giusta causa, a differenza delle dimissioni ordinarie, ha diritto alla NASpI — perché la cessazione è considerata involontaria — e all’indennità sostitutiva del preavviso, che in questo caso è il datore di lavoro a dover corrispondere al lavoratore. Anche in questo caso, però, la sussistenza della giusta causa deve poter essere dimostrata, e un’eventuale contestazione da parte del datore di lavoro si gioca, ancora una volta, sul piano delle prove.

Domande Frequenti sul Licenziamento per Giusta Causa

Il lavoratore licenziato per giusta causa ha diritto al TFR?

Sì. Il Trattamento di Fine Rapporto è un importo maturato durante l’intera durata del contratto di lavoro. Spetta al lavoratore indipendentemente dalla causa di cessazione del rapporto. Anche in caso di licenziamento per giusta causa.

Il dipendente licenziato per giusta causa ha diritto alla NASPI?

In linea generale sì. La NASPI — Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego — è prevista per i lavoratori che abbiano perso involontariamente il proprio impiego. A condizione che sussistano i requisiti contributivi e lavorativi previsti dalla normativa INPS. Il licenziamento per giusta causa, pur originando da un comportamento del lavoratore, non esclude automaticamente il diritto alla prestazione.

Il lavoratore può impugnare il licenziamento per giusta causa?

Sì. Il lavoratore che ritenga illegittimo il provvedimento può impugnarlo. Il ricorso va fatto presso la sezione lavoro del tribunale ordinario entro 180 giorni dalla spedizione della lettera di impugnazione stragiudiziale. Il giudice valuterà la sussistenza dei fatti addebitati e la proporzionalità della sanzione rispetto alla gravità della condotta.

Entro quanto tempo il datore di lavoro deve contestare il comportamento del dipendente?

La contestazione disciplinare deve essere tempestiva. Un ritardo eccessivo tra il momento in cui il datore di lavoro è venuto a conoscenza del fatto e la notifica della contestazione può determinare l’illegittimità del successivo licenziamento. Ciò per violazione del principio di immediatezza richiesto dalla giurisprudenza.

Un investigatore privato può testimoniare in giudizio?

Sì. Gli investigatori che hanno svolto le indagini sono inseriti nel Rapporto Investigativo e possono essere chiamati a testimoniare avanti al giudice del lavoro, descrivendo le attività svolte e i comportamenti osservati nel corso delle indagini.

Come può difendersi il lavoratore?

Può impugnare il licenziamento entro 60 giorni con impugnazione stragiudiziale e poi depositare ricorso in tribunale entro i successivi 180 giorni. Il giudice valuta la sussistenza dei fatti e la proporzionalità della sanzione; se il licenziamento è illegittimo, può spettare la reintegra o un’indennità risarcitoria.

Licenziamento per Giusta Causa: in conclusione

Il licenziamento per giusta causa è uno strumento fondamentale a disposizione del datore di lavoro per tutelare l’integrità aziendale di fronte a comportamenti gravemente scorretti del dipendente. Tuttavia, la correttezza della procedura e la solidità delle prove raccolte sono determinanti per la tenuta del provvedimento in sede giudiziaria.
Agenzia Investigativa delle Alpi, da oltre 30 anni leader nelle investigazioni in Italia, affianca quotidianamente aziende e studi legali nella raccolta di prove documentali, fotografiche e video pienamente utilizzabili in giudizio. Per richiedere una consulenza riservata o calcolare i costi di un’indagine, è possibile contattarci direttamente oppure utilizzare il nostro preventivatore online.

L'autore dell'articolo:

ALTRI ARTICOLI

Si può chiedere la separazione se l'altro coniuge non vuole?
Si può chiedere la separazione se l’altro coniuge non vuole? Cosa dice la legge e perché le prove fanno la differenza

“Non ti concedo la separazione”. La separazione è un diritto della persona e può essere ottenuta anche contro la volontà dell’altro coniuge.

C’è però un aspetto che troppo spesso viene sottovalutato: quando manca l’accordo, la partita si sposta in tribunale. E in tribunale non vincono le sensazioni, i sospetti o le recriminazioni: vincono le prove. Ecco perché, accanto all’avvocato di famiglia, sempre più spesso entra in gioco una figura chiave: l’investigatore privato.

Leggi Articolo
Recupero Crediti ed Indagini Patrimoniali
Recupero crediti: come funziona e il ruolo delle indagini patrimoniali

Il recupero crediti si articola in fase stragiudiziale e giudiziale, ma il vero snodo è accertare se il debitore ha beni aggredibili. Questa guida spiega come funziona il recupero crediti, tempi e prescrizione, chi può operare secondo la legge e il ruolo delle indagini patrimoniali. Chiarisce inoltre quali dati un’agenzia investigativa autorizzata può raccogliere da fonti legittime e perché nessun istituto può risalire alla giacenza bancaria di un soggetto.

Leggi Articolo